LA LEGGENDA VALDESE SU “LA MAL’HEURE”: PROPOSTA DI MODELLO

(in BSSV, n. 182 (1998), giugno, pp. 31-38)

 PREMESSA

La trascrizione del cosiddetto cahier 14 di Jean Jalla, ovvero del manoscritto preparatorio alla pubblicazione della prima edizione della sua silloge sul leggendario valligiano, Légendes des Vallées Vaudoises (Torre Pellice, 1911), mi ha condotto alla parallela trascrizione di quel che si può appellare cahier 15, ossia di una congerie di manoscritti che ha funto, nella quasi totalità dei casi, da base sia per la stesura del cahier 14 e sia per la successiva edizione a stampa del 1911, nonché per quella del 1926[1].

Entrambi i cahiers hanno, a loro volta, indotto lo scrivente a un riesame globale del leggendario locale, lavoro tuttora in corso e nel quale troveranno posto tutti i racconti pubblicati da Jalla, quelli compresi ne Tradizioni orali delle Valli Valdesi del Piemonte di Marie Bonnet, gli abbozzi di racconti contenuti nel manoscritto di Jalla e i lavori facenti parte del cahier 15.

L’esistenza di citati cahiers ha indotto a un più approfondito riesame di tipo comparativo il leggendario locale, lavoro da poco terminato e nel quale hanno trovato posto tutti i racconti pubblicati da Jalla, quelli compresi ne Tradizioni orali delle Valli Valdesi del Piemonte di Marie Bonnet[2], gli abbozzi di racconti contenuti nel manoscritto di Jalla e i componimenti e le lettere facenti parte del cosiddetto cahier 15. Trattasi, in definitiva, di 448 narrazioni, la sintesi delle quali, sotto forma di tabella riassuntiva, troverà posto quale allegato in una monografia dedicata al leggendario epico-retorico non ancora pubblicata[3].


   [1]) Jean JALLA, Légendes et traditions populaires des Vallées Vaudoises, Torre Pellice, 1926. Mentre la trascrizione del cahier 14 sta per essere pubblicato sul “Bollettino della Società di Studi Valdesi”, una parziale trascrizione dei lavori facenti parte del cahier 15 (ovvero componimenti scolastici assegnati da Jalla e talune lettere concernenti leggende varie) troverà posto nel corso del 1998, suddiviso in tre parti, su “La beidana” Sul cahier 14 cfr. ora Fulvio TRIVELLINJean Jalla, folclorista «anomalo»,in «BSSV», n. 180 (1997), giugno, pp. 65-114. Sul cahier 15 vedasi id.Le fonti di Jean Jalla, folclorista «anomalo», in «la beidana» n. 31 (1998), febbraio, pp. 53-68; n. 32 (1998), giugno, pp. 36-54; n. 33 (1998), ottobre, pp. 42-59.

   [2]) Per un approfondimento del rapporto fra Marie Bonnet e Jean Jalla cfr. Fulvio TRIVELLINChe Dio voglia o non voglia, cit., pp. 27-32.

   [3]) Cfr. Fulvio TRIVELLIN, Che Dio voglia o non voglia. Retorica ed epica nelle leggende della Valli Valdesi, inedito, pp. 215-225.

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