Fernand CURRIÈRE, Récits et traditions de la Montagne Noire : Présentés et annotés par Jean-Pierre Piniès, in “Folklore”, 1988, nn. 209-212, Carcassonne, Garae éd‚ 118 p., ill.

Tersilla GATTO CHANUIl fiore del leggendario valdostano. Enciclopedia dei motivi e dei personaggi della tradizione narrativa popolare, Torino, Emme-Petrini, 1988, IX, 374 p., ill.

Jolanda STEVENINAu pays ensorcelé. Contes de Gaby et de ses alentours, Quart, Musumeci, 1990, 169 p., ill.

Vissuto fra 1876 e 1960, Fernand Courrière fu in primo luogo un insegnante di scuola e in secondo luogo un geologo affermato (addirittura richiesto negli Stati Uniti per la ricerca di pozzi petroliferi). Per ultimo – e solo grazie al presente volume, giacché in vita, non ebbe mai la ventura di pubblicare articoli di carattere folclorico – un attento osservatore etnografico della sua terra natia, il triangolo compreso fra Carcassonne, Béziers e la strada statale 112 che collega la stessa Béziers a Toulouse. Di questa zona è parte la Montagne Noire, cui il titolo del volume e i racconti – in specifico uno, sui suoi primi abitatori – fan riferimento. Jean-Pierre Piniès, curatore del volume, segue passo per passo i singoli racconti, e di essi individua i riferimenti più generali in relazione alla famosa classificazione “tipologica” proposta da Aarne-Thompson, nonché – per quel che concerne l’area francese e quella più specificatamente occitana – ad altre opere indicate nella bibliografia finale. Scopriamo così che Courrière ci ha mostrato la presenza di un racconto del tipo 2200, quelli cosiddetti “scherzo” (1), adoperati da chi raccontava per tirare il fiato o per burlarsi dell’uditorio; o del tipo 922 (“Il pastore sostituendosi al prete risponde alle domande del re” – nel nostro caso un Signore della zona e un mugnaio); e così via.

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